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Londra, i cimiteri vittoriani, la morte

@Valentina Cipriani, Highgate Cemetery

Highgate Cemetery non si trova in nessuna lista dei dieci punti di interesse da visitare assolutamente a Londra. Non è in centro, non è poi così famoso, non è particolarmente appariscente.

Eppure se ne sta lì, sulla sua collina a otto chilometri dal Big Ben, fuori dal fracasso della metropoli, in un quartiere residenziale dalla lunga storia, i meravigliosi parchi e le casette aggraziate che riescono ad essere fuori prezzo persino per gli standard proibitivi di Londra. Ha molte storie da raccontare su questa città, su chi era e su chi è.

Il turista a Londra per la prima volta, che smania di vedere tutto e si è innamorato della bianca opulenza di Buckingham Palace, non dovrebbe perdere mezza giornata per andarci. Chi invece ha un pochino di tempo che gli avanza – merce preziosa in questa città! – e il desiderio di sbirciare sotto la sua superficie patinata, forse dovrebbe cominciare a pianificare una visita.

Highgate Cemetery è un cimitero vittoriano, costruito a nord di Londra nel 1839. A quei tempi, la popolazione della città stava crescendo esponenzialmente, e i piccoli cimiteri delle parrocchie cittadine erano diventati insufficienti. Vennero quindi costruiti i cosiddetti “Magnifici Sette”, sette grandi cimiteri disposti ad anello intorno al cuore della città. Highgate è il più famoso e tra i meglio conservati; il quartiere di Highgate fa da tempo parte della città metropolitana, ed è facilmente raggiungibile con la metro (Northern Line) e l’autobus.

Il cimitero è diviso in due aree, la est e la ovest. Quella est ha un biglietto più economico e una serie di inquilini famosi, da Karl Marx a Douglas Adams, l’autore di Guida galattica per autostoppisti. Quella ovest è accessibile solo tramite visita guidata ed è quella che vale davvero la pena di vedere.

Si tratta della parte più antica, con i sentieri un po’ malfermi, le lapidi ricoperte di muschio e alcuni spettacolari monumenti funerari. Migliaia e migliaia di tombe e di storie inerpicate su per la collina, migliaia di nomi che evocano vicende sconosciute di tempi andati. Fa più freddo che nel mondo dei vivi, l’aria è umida come quella di un bosco.

La guida racconta, spiega, illustra. Ci sono un sacco di strani racconti e leggende tra quelle lapidi, oltre che un mondo di storia di Londra. Ma è soprattutto l’atmosfera che vale il prezzo del biglietto.

L’atmosfera – antica, silenziosa, densa – testimonia un aspetto di questa città che tende a diventare secondario: quello del tempo e della memoria. Quando ci si pensa, Londra evoca la velocità, il business, i grattacieli; evoca la multiculturalità, gli appartamenti costosi, il lavoro ben retribuito ma incessante; evoca la pioggia, gli edifici grigi, una bellezza fredda ed esatta. Chi la vive invece impara presto che il fascino è altrove.

Il fascino di Londra sta nella traccia lasciata dal tempo. Nel modo in cui il vecchio incontra il nuovo senza soluzione di continuità, i grattacieli a poche centinaia di metri dalla Cattedrale di Saint Paul, il London Eye proprio di fronte al Parlamento. A Highgate Cemetery, resta solo il vecchio. Ed è di una bellezza trascurata, oscura e perenne.

“Non si può capire niente della vita, finché non si capisce la morte,” ha scritto Carlos Ruiz Zafón in Marina. Parlava della vita e della morte delle persone, ma forse è tanto più vero per una città e per una cultura.

Gli inglesi, e non solo loro, hanno un rapporto con la morte, il dolore e i sentimenti che a noi, gente del Mediterraneo, non riesce a non apparire strano. Non mettono niente in piazza. Soffrono spesso quieti, nella solitudine. Il mondo sembra aspettarsi che se lo tengano dentro. Il lutto è una faccenda estremamente privata.

Più in generale, dimenticarsi della morte è in effetti un’operazione a cui il mondo occidentale si dedica con cura meticolosa, una rimozione psicologica e culturale collettiva non certo sorprendente, ma comunque notevole quando ci si ferma a rifletterci.

Forse per questo, visitare i cimiteri da turisti ci pare un’attività strana, non del tutto congrua. Eppure, non è sempre stato così; in epoca vittoriana, i cimiteri erano molto più frequentati e non erano poi così dissimili da parchi pubblici in cui si poteva fare un picnic e godersi una giornata di sole.

Visitare Highgate Cemetery oggi fa scoprire tutto questo, fa pensare a ciò che resta delle migliaia di vite di una città quando sono passati centocinquanta anni. Al confine sottile tra la Storia e la morte.

Ci sono molti modi di visitare una città, lentamente, di fretta, girando per negozi, visitando tutti i musei, scattando foto a ogni angolo, parlando con la gente. Visitare un cimitero vittoriano è un modo non convenzionale di esplorare Londra; di scoprirne il passato e di sentire vivida la forza di tutta questa gente che per ragioni diversissime ha deciso di nascere, crescere, lavorare e morire nello stesso posto.

Il fascino che il visitatore prova Highgate Cemetery è il fascino del gotico, dell’oscurità, del flirt con la morte. Ma è soprattutto il fascino delle città e del loro passato, della gente che le ha abitate e di come, ogni secolo, ogni anno e ogni giorno, l’essenza della città sopravviva costantemente alla fine di tutti i suoi abitanti.